Autismo e glutine

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Nel 1988 il Dr A. Wakefield (Royal Hospital London) pubblicò un lavoro in cui ipotizzava un legame tra infiammazione cronica dell’intestino e l’autismo.

In questi bambini aveva riscontrato una condizione definita “Enterocolite autistica” o “Ileal-Lymphoid-nodular Hyperplasia”.

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Negli anni successivi, diversi studi hanno evidenziato una possibile influenza dell’intestino e quindi indirettamente dell’alimentazione sulla comparsa o sull’aggravamento di diverse problematiche cognitive del bambino, come autismo, dislessia e sindrome da deficit attentivo.

Ad essere chiamati in causa sono soprattutto il glutine, contenuto in alcuni cereali, e la caseina, contenuta nei latticini. Nello stomaco, queste proteine vengono scisse in alcuni peptidi che hanno una struttura morfino-simile e definiti rispettivamente caseomorfine e gluteomorfine. Queste raggiungono l’intestino dove subiscono la digestione di alcuni enzimi (peptidasi) e vengono così inattivati prima di essere assorbiti. In alcuni soggetti questi enzimi digestivi non funzionano per via di una ecologia intestinale compromessa (disbiosi, enterociti danneggiati, aumento della permeabilità intestinale) e questo porta ad un assorbimento delle due sostanze morfino-simili, che una volta in circolo interferiscono sulle funzioni del cervello.

Diversi studi hanno reso evidente che nel sangue di molti pazienti affetti da autismo, schizofrenia, psicosi, deficit attentivo e problematiche autoimmunitarie sono presenti notevoli livelli di caseomorfine e gluteomorfine, rispetto alle persone sane.hiamati in causa sono soprattutto il glutine, contenuto in alcuni cereali, e la caseina, contenuta nei latticini. Nello stomaco, queste proteine vengono scisse in alcuni peptidi che hanno una struttura morfino-simile e definiti rispettivamente caseomorfine e gluteomorfine. Queste raggiungono l’intestino dove subiscono la digestione di alcuni enzimi (peptidasi) e vengono così inattivati prima di essere assorbiti. In alcuni soggetti questi enzimi digestivi non funzionano per via di una ecologia intestinale compromessa (disbiosi, enterociti danneggiati, aumento della permeabilità intestinale) e questo porta ad un assorbimento delle due sostanze morfino-simili, che una volta in circolo interferiscono sulle funzioni del cervello.

Il legame tra peptidi morfino-simili alimentari e Disordini dello Spettro Autistico (DSA) è stato confermato da un recentissimo studio(1) che ha dimostrato come una dieta priva di latticini e cereali con glutine sia in grado di migliorare i sintomi associati al DSA.

I ricercatori hanno anche notato che i bambini affetti da DSA sono più colpiti da disturbi gastro-intestinali (GI) e forme allergiche rispetto alla popolazione pediatrica generale e che sono proprio gli autistici con questi problemi quelli che rispondono meglio alla privazione di glutine e caseina.

In pratica, i genitori si sono accorti che eliminando in modo rigoroso i cereali con glutine e i latticini i loro figli miglioravano nel linguaggio, nelle relazioni sociali, nella capacità di attenzione e nel contatto visivo.

Per gli autori di questo studio, l’autismo non è solo un problema neurologico, ma dipende anche dall’intestino e dal sistema immunitario e una dieta priva di caseina e glutine potrebbe essere benefica per una certa parte di autistici. Inoltre, ipotizzano anche una possibile influenza da parte della soia.

Bibliografia

1) Pennesi Christine M.; Klein Laura Cousino. Effectiveness of the gluten-free, casein-free diet for children diagnosed with autism spectrum disorder: Based on parental report.Nutritional Neuroscience, 2012 DOI:

Carla Bolognini

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