I quattro pilastri anti-invecchiamento Parte 2/4

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Farmacologia verso prevenzione
Per assicurare questo consumo, si è rinunciato alla più grande risorsa della medicina occidentale (oltreché orientale): la prevenzione. In Occidente questo termine è stato usato strumentalmente ed erroneamente, ed è stato confuso con la diagnosi precoce la quale, come sappiamo, non possiede alcuna funzione preventiva ma solo, eventualmente, curativa. Ma se ci guardiamo intorno e osserviamo il degrado dell’ambiente in cui viviamo – l’inquinamento da metalli pesanti, polveri sottili, pesticidi, piogge acide e nubi tossiche sottopongono il nostro organismo a numerose ed intense sollecitazioni specie a livello immunitario, endocrino e neurologico – ci possiamo rendere conto che, oltre al concetto dell’usura, sorgono nuovi elementi semantici che implicano un continuo aggiustamento e una continua compensazione ai vari livelli delle funzioni del nostro organismo.
Tutto questo ci porta a considerare il concetto di equilibrio dinamico come il punto centrale su cui ruotano i vari livelli di integrazione del nostro corpo. Quest’ultimo, infatti, cerca di ritrovare e mantenere un nuovo equilibrio nelle più varie circostanze adattative, al punto che anche la stessa malattia può, a un diverso livello, essere considerata un tentativo di raggiungere un nuovo equilibrio. Possiamo pertanto considerare quattro pilastri fondamentali che concorrono in modo preponderante ai processi di invecchiamento. Intervenendo su questi pilastri si può sicuramente modificarne il decorso e spezzare il sodalizio perverso con le malattie.

Primo: lo stress ossidativo
Uno di questi pilastri è lo stress ossidativo. L’ossidazione è la funzione per la quale le nostre cellule consumano, ossidandole, molecole di zucchero e di grassi e usando l’ossigeno come combustibile. Con questo processo si produce l’energia che viene utilizzata per le varie funzioni del corpo, ma si formano anche i cosiddetti radicali liberi: composti estremamente reattivi capaci di neutralizzare i batteri nocivi o le cellule degenerate.STRESS
Il problema si pone quando questi composti radicatici risultano in eccesso rispetto alle fisiologiche capacità del nostro organismo di neutralizzarli. Questo eccesso, denominato “stress ossidativo”, può causare danni alle strutture più importanti della cellula, come il nucleo o la membrana cellulare, e, in soggetti geneticamente predisposti, può condurre a una serie di patologie anche gravi tra le quali l’infarto cardiaco, l’ictus cerebrale, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e può aumentare notevolmente i processi di invecchiamento.
Il nostro organismo, come già detto, possiede un corredo enzimatico per far fronte a questa situazione ossidativa e si avvale anche di sostanze assunte dall’esterno: gli alimenti quali frutta e verdura contengono antiossidanti naturali come le vitamine, i minerali e gli enzimi. Pertanto l’alimentazione rappresenta, in prima battuta, un importante fattore di riequilibrio del corpo. I radicali liberi stringono anche importanti rapporti con l’infiammazione cronica. Sappiamo che l’infiammazione è biologicamente importante per difendere i tessuti del nostro corpo da vari tipi di aggressione. Quando questo processo si prolunga nel tempo, cioè si cronicizza, può diventare un’ulteriore fonte di produzione di radicali liberi i quali, a loro volta, aumentano lo stato infiammatorio danneggiando i tessuti e instaurando un circolo vizioso che porta rapidamente l’organismo sulla via della malattia e dell’accelerazione dei processi di invecchiamento.

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Tratto da Scienza e Conoscienza n. 34

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