Acidi grassi Omega-3, sostanze fondamentali per il benessere psicofisico

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articolo di  Andrea Mazzola

L’attenzione nei confronti delle potenzialità degli acidi grassi omega-3 non è recentissima e da qualche anno i ricercatori stanno trovando prove sempre più consistenti circa gli effetti benefici sul sistema nervoso – e, quindi, sulla salute mentale- di chi li assume.

Arnhem Market Sep 20 2013 (69)

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Gli acidi grassi sono lunghe molecole polinsature appartenenti alla categoria dei fosfolipidi. Globalmente alimentano il corretto funzionamento delle cellule, migliorano la salute del cuore e le difese immunitarie dell’organismo. Nel cervello umano queste sostanze formano molte parti del neurone, dalla sua membrana alla guaina mielinica, assai importante per una efficiente trasmissione degli impulsi nervosi. Tali sostanze, a differenza di altre, non vengono sintetizzate dal nostro organismo e devono essere assunte attraverso l’alimentazione. Nello specifico, gli acidi grassi Ω-3 (l’acido eicosapaentenoico, l’acido a-linoleico e l’acido docosaesaenoico) si trovano nel pesce fresco (tonno, salmone, sgombro..) e crostacei, in alcuni semi e oli vegetali (quali l’olio di lino, di ribes nero, di semi di soia e di colza). Gli acidi grassi Ω-6 sono invece più facilmente reperibili in quanto presenti soprattutto nei seguenti cibi: noci, cereali, pane integrale, nella maggior parte degli oli vegetali e, seppur in quantità minima, anche nei cibi di origine animale. Questo provoca spesso uno sbilanciamento nel rapporto tra i due tipi di acidi grassi, a netto favore degli Ω-6.

È ormai risaputo che gravi carenze a livello degli acidi grassi Ω-3 possono costituire un problema per il corretto funzionamento dei sistemi di neurotrasmettitori nel cervello (serotoninergico e dopaminergico) con possibili implicazioni a livello comportamentale. Ad esempio, nei bambini affetti da ADHD (sigla inglese che sta per Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) si sono trovati più bassi livelli di acidi grassi essenziali Ω-3 rispetto ai bambini “normali”, senza alcuna patologia. Da qui l’ipotesi suggestiva – ma ancora da dimostrare con certezza- che tale mancanza possa influire direttamente sui sintomi di disattenzione e iperattività.

Carenze a livello di Ω-3 sono state riscontrate anche in individui che soffrono di disturbi psichiatrici. Un recente studio di psichiatria molecolare (Smesny, Milleit & al., 2014) ha cercato di approfondire l’impatto che queste sostanze dalle infinite proprietà benefiche potrebbero avere sulla salute psichica dei giovani. Lo studio ha coinvolto 81 ragazzi compresi tra i 13 e i 25 anni, diagnosticati, una volta giunti al servizio psichiatrico, come soggetti “a rischio” di schizofrenia.

A circa metà del campione è stata somministrata, per 12 settimane, una razione giornaliera di Ω-3, in grado di fornire 700mg di acido eicosapaentenoico, 480mg di acido docosaesaenoico e 7.6mg di vitamina E; all’altra metà, per lo stesso periodo, è stato somministrato un placebo avente la stessa quantità di vitamina E, ma non contenente acidi grassi di alcun tipo.

Prima del trattamento sono state condotte delle analisi del sangue per valutare due importanti parametri cellulari implicati in processi antiinfiammatori e di regolazione della crescita cellulare (in cui gli acidi grassi omega-3 parrebbero svolgere un fondamentale ruolo di mediazione) e sono stati valutati i sintomi psicotici dei giovani attraverso un test standardizzato.

I risultati mostrano che, 40 settimane dopo il trattamento, il tasso di transizione dal “rischio” alla psicosi acuta si riduce del 22% nel gruppo che ha assunto Ω-3, rispetto a coloro che sono stati trattati col placebo. Tale riduzione sembrerebbe correlata a un maggiore equilibrio nei processi biochimici (di cui si è parlato sopra) legato proprio all’assunzione giornaliera di acidi grassi Ω-3, sebbene ancora non siano chiari i meccanismi attraverso cui queste sostanze agirebbero sui neuroni e il loro funzionamento.

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Sebbene non definitivi, i risultati del presente lavoro incoraggiano fortemente i ricercatori a proseguire gli studi in questa direzione. Chissà mai che gli acidi grassi Ω-3 possano acquisire lo status di co-adiuvanti essenziali nei trattamenti standard (terapia medica e psicoterapia) dei principali disturbi mentali??

In attesa di capirne di più, può davvero valere la pena per noi stessi e per i nostri figli seguire una dieta in grado di fornire naturalmente un apporto adeguato di Ω-3. Attraverso, per esempio, il consumo di pesce e crostacei (poveri in mercurio) almeno 2 volte a settimana e di alimenti di origine vegetale, privilegiando quelli con grassi insaturi.

Questa raccomandazione, oltre a essere inclusa già dal 2008 nelle linee guide dell’APA (Associazione degli Psichiatri Americani) come accorgimento ideale per i nostri bambini, è quanto il buonsenso ci suggerisce da sempre per uno stile di vita sano.

Riferimenti bibliografici

Freeman MP, et al. (2006). “Omega-3 Fatty Acids: Evidence Basis for Treatment and Future Research in Psychiatry,” Journal of Clinical Psychiatry: 67 (12), 1954–67.

Smesny, S., Milleit, B., & Hipler, U.C., (2014). Omega-3 fatty acid supplementation changes intracellular phospholipase A2 activity and membrane fatty acid profiles in individuals at ultra-high risk for psychosis. Molecular Psychiatry, 19, 317–324.

Weber W, et al.(2007). “Complementary and Alternative Medical Therapies for Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder and Autism,” Pediatric Clinics of North America,54 (6), 983–1006.

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