La Vera Responsabilità

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di Francesco Giacovazzo

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Ti avviso che questo articolo non sarà una passeggiata. Ho intenzione di farti male fino a farti sanguinare le gengive. Voglio parlarti di Responsabilità e per farlo devo chiarire prima alcune cose. Secondo te, noi, io e te, siamo uguali?

Se la risposta è si inizia a preoccuparti.

Secondo te uno zingaro che vive elemosinando e  raccattando tutto quello che trova per strada insegnando ai propri figli tutti i trucchi del mestiere è uguale a un quarantenne  che la mattina lavora per pagarsi la scuola serale?

Un talebano  mozzamani ha la stessa sensibilità di un  Gino Strada?

Un gruppo di uomini che lapidano un’adultera hanno la stessa coscienza di una nonna che dona un rene a un nipote?

Pensi che tu e Gesù siete uguali? Glielo diresti guardandolo negli occhi?

Un’ uomo che butta un pacchetto vuoto di sigarette dal finestrino dell’auto in corsa, o  non riesce a non tradire sua moglie e  lasciarla andare per la sua vita non sono proprio simili a un Gandhi.

E dove sta la differenza tra gli individui? In quella strana cosa chiamata responsabilità. Ma c’è un’altra cosa prima.

L’idea di uguaglianza io credo sia il male del secolo ma non se ne può parlare perché si finisce per essere etichettati per razzisti. Molti studiosi e politici vorrebbero farlo ma sanno che perderebbero molti consensi. Bisogna essere un po’ folli o stupidi per dire una cosa del genere. Sto finendo con il credere in qualche cospirazione occulta che attraverso questa assurda idea ci tiene rimbambiti e anestetizzati alla realtà.

Molti spirituali predicano dicendo che “tutti noi siamo Dio”. Ma davvero?

Vi dico una cosa: i più grandi serial killer della storia si credevano Dio o suoi emissari. L’ultima strage di ragazzi, due estati fa, è stata perpetrata da un  pazzo  che si credeva mandato dal Signore per liberarci dagli Ebrei!

Solo poche persone possono dire di “essere figli del Padre” e sicuramente non tutti quei para-guru della non-dualità che ci dicono che  siamo tutti la stessa cosa, ma loro fanno i maestri e noi  ancora non riusciamo a perdonare la nostra ragazza per averci mentito e non ci dormiamo la notte. Ti dicono che tutto è uno (ed è vero come è vero che non esiste la dualità, ma noi siamo venuti nella realtà duale con un cervello duale e quindi sticazzi) ma tu te ne torni a casa più frustrato di prima, se non capisci da che livello loro parlano (se ci sono veramente).  Devono avere gli occhi fermi di Maharaj con un distacco totale e lampante dal proprio corpo-mente per dirmelo.

Ora c’è pure un nuova moda:  ti dicono che “tu sei nessuno” che per una mente sprovveduta è come dire che sei tutto perché la fisica quantistica dice che il vuoto è pieno di energia!

Ti può dire che sei nessuno chi veramente si è liberato da ogni definizione ed etichetta e mangia come vive senza nessuna differenza. Una di queste persone è Krishnamurti (non Jiddu ma Uppaluri Gopala). Ricordo ancora quando a vent’ anni lessi il suo libro “L’inganno dell ’Illuminazione” dopo essere passato da Castaneda e Raffaele. Alla fine del libro non mi sentivo più le palle perché ogni sua parola era un calcio ai testicoli della mia importanza personale!

Il libro iniziava così:

“Il mio insegnamento, se vi piace chiamarlo così, non ha copyright. Siete liberi di riprodurlo, diffonderlo, interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo, potete farne quel che vi pare, potete anche pretendere di esserne voi gli autori, senza bisogno di chiedere né il mio consenso, né il permesso di chiunque altro.”

Ditemi voi quale scrittore avrebbe il coraggio di farlo!

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U. Krishnamurti non era un maestro e ha rifiutato qualsiasi epiteto, aveva raggiunto quello stadio che non può essere causato da nessuno e niente, aveva realizzato la sua vera natura dove le parole non servono. Lui poteva dire di essere Dio o l’Assoluto ma non l’ha mai fatto.

C’era una cosa che accumunava il suo essere con quello di altri veri pochi maestri: il senso di Responsabilità interiore.

Ma che cos’è questa responsabilità?

Dai, lo so che state per dire Respons-abilità, l’abilità di rispondere. Ecco, questa cosa fatela dire ai piennellisti o a Osho.

La responsabilità, quella vera, è la distanza che separa noi dal mondo. (Lo so, non è una bella frase che puoi postare così su facebook!)

Più è grande questa distanza meno mi sento responsabile e delego all’esterno la causa dei miei successi e dei miei fallimenti. Più si accorcia, più comincio a sentirmi la causa di tutto fino a quando io e il mondo coincidiamo e non sono più io a essere dentro il mondo ma è il mondo ad essere dentro di me. Il mondo è mia responsabilità proprio come dicevano gli sciamani hawaiani.

Per inciso gli Huna e i maestri dell’ Ho oponopono non sono quelli che ripetono come pappagalli ad ogni peto: “Mi dispiace, ti prego, perdonami, grazie, ti amo!” Quelli siamo noi quando ci sentiamo la coscienza troppo sporca e non sappiamo più che pesci prendere.

Loro – gli sciamani – chiedono scusa, perdonano, e amano con le mani, i piedi e la  bocca ad ogni passo, ringraziano ogni secondo e sentono che non c’è nulla al di fuori della loro coscienza. Quando devono curare qualcuno, loro curano solo se stessi perché sanno che l’altro è solo uno specchio delle loro vecchie memorie. Sanno anche che il caso non esiste e ogni cosa che ci capita, a livello inconscio, ce la siamo cercata noi. Questa  presa di coscienza è l’unica vera responsabilità ed è capace di ribaltare in un secondo tutta la nostra vita, senza iniziazioni o lavoro su di sé.

Quando senti il mondo come senti i tuoi denti e le tue caviglie non sputi più per terra o imbratti i muri o insulti tua moglie perché si è dimenticata di fare la centrifuga perché stava morendo di sonno!

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E’ questa la spiritualità, il risveglio: assumersi la responsabilità al 100% di tutta la propria vita e farsi causa e non effetto di se stessi. Non ripetere mantra e fare esercizi di respiro per innalzare la kundalini  quando sei ancora geloso che la tua fidanzata si è fatta  un nuovo amichetto a lavoro!

Sentirti responsabile di tutto è  ciò che fa la differenza tra noi e un Gesù; sapere che ogni passo, ogni parola può cambiare il mondo è la fine di ogni corso, di ogni seminario ed è l’inizio della vera vita.

Qui, come diceva Rumi, c’è un campo dove non esiste giusto e sbagliato e solo qui, io e te siamo uguali.

per Gentile Concessione di Francesco Giacovazzo

 

 

Foto 1 photo credit: Decisive Rejections via photopin (license)
Foto 2 photo credit: The most radical revolutionary of the Twentieth Century (290/365) via photopin (license)
Foto 3 photo credit: THE SYZYGY OF SELF via photopin (license)

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