Imparare l’autocontenimento

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Nella pratica Bioenergetica potrebbe accadere che si mettano in atto manovre di contrazione muscolare proprio per proteggersi dall’emergere di alcune emozioni, Ma non è così.

In primo luogo perché, spesso, si tratta di contrazioni croniche, la cui origine risale alla prima infanzia: è dunque molto probabile che, ora, da individui adulti, le persone siano in grado di accettare e integrare emozioni che il loro Io bambino non era in grado sostenere.
Solo che non si sono mai date l’occasione di sperimentarlo, proprio perché questo è uno dei meccanismi dell’armatura: indurre le persone a credere che le proprie modalità caratteriali siano le uniche possibili, “senza via di uscita”.
In secondo luogo perché una classe è un luogo protetto e sicuro, dove il conduttore accoglie le emozioni dei partecipanti e, accettandole, dà loro il sostegno necessario per accettarle loro stessi, e sentire che sono in grado di convivere con esse.
Il che non significa che il conduttore inciti le persone a farsi travolgere dalle loro emozioni, perché essere travolti da un’emozione non aiuta l’evoluzione personale, ma è un’esperienza che induce a rinforzare le proprie chiusure.
Al contrario, ciò che avviene in una classe di esercizi è che i partecipanti imparano a creare, proprio con l’energia e la consapevolezza di cui rientrano via via in possesso, una struttura di autoregolazione.
Che non è una struttura di autorepressione, ma una struttura di autocontenimento: una struttura psico-fisica che, rinforzandoci nel nostro senso di identità, ci consente di lasciarci andare, di arrenderci ai nostri sentimenti e alle nostre emozioni, senza paura di esserne sopraffatti.
Entrare in contatto con le proprie emozioni, darsi la possibilità si sentirle e agirle, è molto diverso che esserne travolti.
Fonte: Testo estratto dal sito www.biosofia.it 

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