Riflessologia plantare

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Il massaggio riflessogeno plantare, conosciuto e utilizzato da molte culture antiche e moderne, sta assumendo un ruolo di primo piano nel mondo delle riflessoterapie. Le sue origini sono antichissime, tanto che, addirittura, si possono far coincidere con quelle stesse dell’uomo, si pensi ai graffiti trovati in Val Camonica eseguiti dagli antichi Camuni raffiguranti dei piedi. E’ infatti facilmente intuibile come, sin dagli albori della sua storia, l’uomo disturbato, affaticato, abbia cercato attorno a sé quanto poteva dargli sollievo. Nascevano così i primi metodi di cura, suggeriti e sperimentati attraverso la realtà quotidiana e, ovviamente, legati rigidamente ai ritmi stessi della natura. Non dimentichiamo che l’uomo è parte integrante dell’universo e, per vivere, necessariamente deve procedere nella più completa armonia con le grandi leggi che regolano il cosmo. Da ciò deriva che l’armonia dell’infinitamente piccolo, cioè l’uomo, è identica a quella dell’infinitamente grande, cioè l’universo. I ritmi secondo i quali l’uomo vive sono, in proporzione, i medesimi ritmi universali. Questa considerazione dovrebbe indurci a prendere sempre maggiore coscienza dei cicli che il nostro corpo vive.

E’ fondato pensare che già circa cinquemila anni fa, in India e in Cina, fosse noto un trattamento mediante la pressione di punti situati sulle mani e sui piedi. piede-riflessologia

Esso era utilizzato principalmente a scopo preventivo ma anche per diagnosticare, in abbinamento con l’osservazione di polsi e lingua, le diverse malattie. L’uso di questo massaggio era sicuramente diffuso in tutto il mondo allora conosciuto. Ne fa testimonianza un affresco rinvenuto a Saqqara, nella piramide d’Ankhm’ahor, nota come la “Tomba del Grande Medico”, risalente alla sesta dinastia (2423-2263 a. C.): l’affresco rappresenta due terapeuti (di pelle scura) che stanno inequivocabilmente eseguendo un massaggio riflessogeno sulle mani e sui piedi. I geroglifici che compaiono nell’affresco, oltre a mostrare gli strumenti chirurgici al tempo in uso, simboleggiano: la piramide, l’energia, i tre uccelli bianchi, la pace, la salute e la prosperità, e il gufo, che illustra la saggezza e l’erudizione. Grazie ai moderni strumenti di rilevamento è stato accertato che il dipinto fu eseguito nel 2330 a.C., oltre quattromila anni or sono.

Nel Cinquecento la riflessologia ebbe una certa diffusione in Europa; di quel periodo è anche l’autobiografia del grande Benvenuto Cellini, che narra com’egli si autocurasse, esercitando con i pollici delle pressioni sulle mani e sui piedi. Nel 1834 lo svedese Pehr Henrik Ling scoprì che dei dolori provenienti da determinati organi si riflettevano in zone della pelle molto lontane da essi. In seguito, alcuni ricercatori approfondirono gli studi del neurologo inglese sir Henry Head che aveva descritto aree di proiezione cutanee dei riflessi viscero-sensitivi.

Ma è soltanto agli inizi del secolo scorso, nel 1912, che il dottor William H. Fitzgerald (1872 – 1942), un medico americano, specializzato in otorinolaringoiatria, che operò anche a Londra e Vienna a fianco dei professori Politzer e Otto Chiari, affermò, realizzando anche una vera e propria mappa delle zone, che esercitando pressione su certi punti del corpo era possibile evitare l’uso della cocaina che a quei tempi veniva utilizzata come anestetico. I primi studi sull’argomento furono compiuti dal Fitzgerald in Europa, durante un soggiorno a Vienna presso il dottor H. Blesser che già da qualche tempo stava lavorando a questa teoria. L’argomento affascinò l’allora giovane Fitzgerald, che si ricordava di aver osservato, durante viaggi compiuti in patria, gli sciamani pellerossa che riuscivano a calmare i dolori comprimendo i punti dei piedi e delle mani di uomini e donne che si sottoponevano alla loro cure.

Rientrato negli Stati Uniti, Fitzgerald continuò i suoi studi giungendo alla conclusione che, esercitando forti pressioni, con le mani o attrezzi come pettini in legno o mollette, in certe zone del corpo si ottenevano effetti anestetici in punti che si trovavano anche a distanza e che erano identificabili secondo una particolare “mappa”, che divideva il corpo umano in dieci zone verticali.

Una schematizzazione “topografica” che è in un certo senso simile a quella ideata dal prof. Giuseppe Calligaris, il grande pionere italiano delle ricerche nel campo della neuropsichiatria, per illustrare le sue rivoluzionarie teorie relative alla sensibilità cutanea. La metodica venne sperimentata da parecchi amici di Fitzgerald.

In breve tempo la riflessoterapia cominciò a conquistare un sempre maggior numero di sostenitori ma, a causa della guerra che intanto iniziava a sconvolgere l’Europa, la sua diffusione non valicò i confini degli Stati Uniti. Nel 1916 un altro medico, Edwin F. Bowers, riesaminò attentamente la terapia di Fitzgerald e, chiamandola “terapia zonale”, ne fece argomento di un articolo che ebbe vastissima eco nel mondo medico americano. Un anno più tardi venne pubblicato un volume dal titolo “La terapia zonale, ovvero alleviare il dolore a casa” scritto in collaborazione tra Fitzgerald e il collega Edwin Bowers. Nel volume si confermava e precisava l’idea di base, secondo cui il corpo umano è diviso in dieci zone: cinque relative al lato sinistro del corpo e cinque relative al lato destro. Le zone di sinistra riguardano unicamente le parti del corpo che si trovano a sinistra, mentre gli organi situati a destra del corpo trovano corrispondenza soltanto nelle zone riflesse del lato destro. L’interesse suscitato dal libro negli Stati Uniti fu notevole e, tale, da spingere parecchi medici a controllare, sperimentare e raccogliere casistiche, passando, da una fase sperimentale, ad una maggiormente operativa.

Negli anni successivi e, soprattutto, per merito del dott. J. Riley e, soprattutto, della sua collaboratrice, la fisioterapista Eunice D. Ingham (1889 – 1974), si passò ad un assetto tecnico e sistematico che, con poche modificazioni, è giunto fino a noi. Eunice Ingham, dopo lunga esperienza, elaborò nel corso degli anni una visione pratica della terapia, ampliando e precisando i diagrammi messi a punto dal suo maestro e scoprendone altri, facendo proposizioni teoriche e, soprattutto, puntando sul perfezionamento di una metodica basata sul massaggio riflesso. Sulla base dei suoi studi e sulla sua vasta esperienza, la Ingham focalizzò la sua attenzione proprio sul piede che, per essa, rappresentava la centrale, il punto di raccolta dove si potevano trovare in breve spazio, e in modo da presentare un logico riferimento anatomico, tutti gli organi del corpo umano. Da qui ebbe sviluppo una speciale arte manuale che fu presto chiamata “Metodo Ingham di massaggio con compressione” e che la stessa Ingham descrisse, nel 1938, in un suo libro “Storie che il piede potrebbe narrare”. In Europa la riflessologia è approdata negli anni ‘60 grazie all’opera d’alcuni allievi dell’Ingham, tra cui Doreen E. Bayly che tornata in Inghilterra fondò l’omonima scuola. Hanna Marquardt, che dal 1958 al 967 fu al fianco della Ingham, tornata in Germania portò avanti gli studi con molto rigore, identificando nuovi punti di corrispondenza (per esempio dei denti) e dando vita ad una scuola di riflessologia che è servita a diffondere in Europa, compresa quella e ha avuto particolare sviluppo in Francia, Inghilterra, Germania e Svezia, oltreché negli USA e in Russia dove la riflessologia è oggetto d’approfonditi studi.Spa massage collage background.

Il massaggio zonale stimola la circolazione sanguigna e linfatica, contribuendo all’eliminazione delle tossine, riduce la tensione e da ottimi risultati in caso di dolori articolari, mal di schiena, artrosi cervicale, lombalgie e sciatalgie, emicranie, problemi mestruali e digestivi, allergie e disfunzioni ormonali.

Dopo una seduta di riflessologia plantare si può percepire una sensazione generale di rilassamento e benessere.

La riflessologia plantare, come il linfodrenaggio manuale, rappresentano le parti della medicina complementare, i sostegni alle terapie di base medicali e farmacologiche e viene applicate in combinazione con le altre terapie fisiche.

 Carla Bolognini

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